Il tema della sicurezza per il comparto gioielleria-oreficeria è sempre un nervo scoperto per operatori del settore, cittadini e imprese. Allo studio del Governo c’è un nuovo provvedimento che parte dalla necessità di rimodulare la legittima difesa e di azzerare o vietare i risarcimenti danni a favore di chi commette reati gravi o dei loro familiari. È chiaro che il caso Roggero non è estraneo a questo nuovo provvedimento. Va ricordato, peraltro, che i reati a danno di gioiellieri, orafi, rappresentanti, negozianti, sono in crescita esponenziale e determinano un allarme sociale di particolare rilievo in tutte le regioni italiane.

Recentemente il Viminale ha varato un aggiornamento di un protocollo d’intesa con Federpreziosi (a firma del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e del presidente dell’associazione di categoria Stefano Andreis) per l’ammodernamento di norme che possano consentire agli operatori una più efficace rete di protezione. Tra gli imput previsti per una accelerazione della misura c’è l’attualizzazione dei sistemi di videosorveglianza che, per essere messi in rete con le Forze dell’Ordine, essere posizionati in modo corretto al punto da essere oggettivamente utili, vanno rimodulati ed equiparati a sistemi d’avanguardia. La realizzazione di impianti performanti, quindi, diventa una spesa ulteriore a carico degli operatori. E si tratta di una spesa senza alcun tipo di sostegno. Se è un privato cittadino però a voler realizzare un impianto di videosorveglianza può sfruttare una misura denominata bonus sicurezza (Il Bonus Allarmi 2026). Si tratta di un’agevolazione fiscale che permette di recuperare una parte importante delle spese sostenute per installare o sostituire un impianto antifurto nell’ abitazione. La misura è prevista dalla legge di bilancio del governo. Funziona tramite una detrazione sulle tasse (IRPEF): lo Stato non anticipa soldi e non fa uno sconto immediato in fattura, ma ti restituisce la cifra scalandola dalle tue tasse future nei 10 anni successivi.
La percentuale di sconto dipende dal tipo di abitazione in cui installi l’allarme:
Prima casa (abitazione principale): Recuperi il 50% della spesa totale, mentre per le seconde case o altri immobili si recupera il 36% della spesa. Il limite massimo di spesa è 96.000 euro per singola abitazione.
Modalità di rimborso: La cifra viene restituita in 10 quote annuali di pari importo. (Esempio: se spendi 4.000 euro per l’allarme della prima casa, lo Stato ti riconosce 2.000 euro di bonus. Riceverai uno sconto sulle tasse di 200 euro all’anno per 10 anni).

“Perché non estendere questa misura oppure realizzarne una simile anche per i gioiellieri, le imprese e gli operatori del settore che vogliono dotarsi di un sistema evoluto di allarme o di videosorveglianza? –, dice Gennaro Mincione, Ceo di Oromare, centro orafo produttivo con sede in Marcianise (Caserta) -. Noi abbiamo provveduto con le nostre risorse a dotarci di impianti di sicurezza e videocontrollo all’avanguardia. Perché, dunque, non pensare anche ai tanti gioiellieri, negozianti, operatori del settore dei preziosi che da tutta Italia fanno sentire la loro voce chiedendo più sicurezza? Il protocollo firmato al Viminale da presidente di Federpreziosi e dal Ministro dell’Interno è senza dubbio una buona misura iniziale. Bisogna, però, constatare che non vi sono particolari incentivi per operatori e imprese che vogliono realizzare un impianto tecnologicamente performante e sono costretti a provvedere a proprie spese. Si potrebbe pensare ad una misura simile al bonus sicurezza sotto forma di credito d’imposta anche per gli imprenditori del nostro settore. È un invito a riflettere su questa proposta a tutti i nostri rappresentanti di categoria e al Governo”.
Secondo un report di Federpreziosi, il 76,4% delle gioiellerie è colpito dal reato di furto con destrezza. Gli operatori ritengono questo reato la minaccia più grave in assoluto. Con un buon sistema di videosorveglianza si ottengono di solito due risultati, il primo: deterrenza.
Il malvivente considerando che il sistema è efficiente può decidere di desistere. Il secondo: possibilità di individuare il malfattore con una percentuale molto alta, l’80per cento circa. C’è poi da aggiungere la considerazione che, se attuato nel protocollo sicurezza, il sistema di videosorveglianza può consentire un arrivo più veloce delle forze dell’ordine e quindi un arresto in flagranza. “Ecco perché sarebbe auspicabile un sostegno da parte dello Stato a fronte di investimenti in sistemi evoluti di allarme e videocontrollo – conclude Gennaro Mincione -. Sarebbe un ulteriore tassello per cercare di garantire sempre più la sicurezza degli operatori del settore”.

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