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Dal Nord al Sud è allarme gioiellerie: assalti e rapine in tutta Italia


Dai raid con trattori ai commando armati, fino alle rapine contro i rappresentanti: cresce l’allarme sicurezza. Gli operatori chiedono l’attuazione immediata del protocollo con il Viminale e misure concrete sul territorio.

In Italia, il settore dell’oreficeria, delle gioiellerie e dei rappresentanti di preziosi continua a essere uno dei bersagli principali della criminalità organizzata e delle bande itineranti. I dati e gli episodi di cronaca evidenziano un modus operandi sempre più violento e strutturato, che spazia dagli assalti con mezzi pesanti nei distretti industriali alle rapine a mano armata nei centri cittadini. Il che determina una vera e propria emergenza sicurezza come denunciano gli operatori del settore.

Ultimi due episodi a testimonianza che il fenomeno è diffuso su tutto il territorio nazionale: una rapina ad Ottaviano in provincia di Napoli con modalità da commando contro una gioielleria, un colpo ai danni di un rappresentante di gioielli a Livorno che per difendere il proprio campionario è finito all’ospedale.

Da tutt’Italia si levano proteste affinché si possano adottare misure che garantiscano più sicurezza. Ultimamente al Viminale è stato firmato un protocollo con Federpreziosi Nazionale: ma si tratta ora di verificare l’attuazione a livello locale, perché la normativa va attuata a livello provinciale con il coordinamento dei prefetti.

Intanto i dati forniti da report delle forze dell’ordine – in particolare carabinieri e polizia – sono piuttosto allarmanti:

Il crimine ai danni del comparto orafo si divide principalmente in due tipologie: assalti notturni paramilitari ai laboratori di produzione e rapine a mano armata o con spaccate nei punti vendita retail.

Assalti ai laboratori con mezzi pesanti: A luglio 2026, un commando ha preso d’assalto un laboratorio orafo a Mussolente, nel distretto di Vicenza. I malviventi hanno utilizzato dei trattori per sfondare le pareti della struttura e sottrarre i gioielli, applicando una tecnica di sfondamento militare per bypassare i sistemi di sicurezza passiva. Le rapine nelle gioiellerie cittadine: All’inizio di luglio 2026, un’importante operazione dei Carabinieri a Milano (Quarto Oggiaro) ha portato all’arresto di tre persone per una rapina da 100.000 euro messa a segno all’interno di una gioielleria a Desio, confermando l’alto rischio di infiltrazione criminale nell’hinterland milanese.

Bande specializzate nei distretti orafi: Nel giugno 2026, una maxi operazione coordinata tra i comandi di Vicenza e Arezzo ha smantellato una banda responsabile di almeno 10 colpi tra la Toscana e il Veneto compiuti tra la fine del 2025 e i primi mesi del 2026. In questa occasione sono stati recuperati oltre 500.000 euro di refurtiva (tra cui 23 kg di argento, lingotti d’oro e orologi Rolex). Incursioni nei centri commerciali: Le tecniche includono anche blitz rapidi e violenti di giorno. Un esempio significativo è avvenuto nella primavera del 2026 presso il centro commerciale Euroma2 a Roma, dove una banda ha assaltato una nota gioielleria utilizzando martelli, mazze ed estintori per seminare il panico tra i clienti e infrangere i vetri blindati. Furti con destrezza: Secondo un report di Federpreziosi, peraltro, i furti con destrezza hanno superato le rapine violente: il 76,4% delle gioiellerie è colpito da questo reato che è ritenuto la minaccia più grave in assoluto. Le rapine violente sono scese al 7,2 per cento. Altro dato importante: solo il 54%delle gioiellerie ha una assicurazione.

Federpreziosi analizza costantemente il fenomeno per aggiornare i dati, di intesa con il Viminale. Questi report sottolineano che le oltre 11.800 gioiellerie italiane hanno una percezione di sicurezza peggiore rispetto a cinque e a dieci anni fa.

Focus sui Distretti Più Colpiti

I flussi della criminalità seguono inevitabilmente la geografia economica del settore. I tre poli orafi storici italiani sono i territori più sorvegliati e colpiti:

Distretto di Vicenza (Veneto): Colpite soprattutto le ditte di semilavorati e i laboratori di finitura (es. Bassano del Grappa, Romano d’Ezzelino).

Distretto di Arezzo (Toscana): Nel mirino i depositi e i produttori di metalli preziosi, con furti a ripetizione che hanno causato la perdita di decine di chili di oro e argento prima degli arresti di giugno.

Distretto di Valenza (Piemonte): Hub strategico per l’alta gioielleria internazionale, soggetto a massima vigilanza per il transito dei rappresentanti.

Le indagini recenti, stando a report delle forze dell’ordine, dimostrano che il fenomeno non è quasi mai locale, ma gestito da organizzazioni strutturate.

Cellule itineranti internazionali: Ad aprile 2026, una massiccia operazione congiunta tra la Polizia di Stato italiana e la Polizia Nazionale spagnola ha smantellato una cellula criminale itinerante specializzata in furti e rapine di gioielli che si spostava costantemente tra la Spagna e l’Italia per piazzare la refurtiva ed evitare la cattura.

Il report segnala anche il canale dei “Compro Oro” abusivi: L’oro e i gioielli rubati vengono rapidamente fusi o smerciati attraverso canali di ricettazione compiacenti. Questo rende difficile il recupero dei beni se non si interviene nelle prime ore successive al reato. E questo è un fenomeno che riguarda anche in particolare la Campania dove le rapine e i furti non si contano al punto che molti gioiellieri stanno pensando di diversificare l’attività ed abbandonare il settore della gioielleria. Il dibattito sulla sicurezza del settore e egli operatori è aperto ed è un nervo scoperto: basti ricordare il caso di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour che è stato condannato per eccesso di legittima difesa e per risarcire le famiglie dei rapinatori ha dovuto vendere gli appartamenti ereditati dalla madre per evitare di finire sul lastrico. Se la Cassazione gli sarà ancora torto, per lui potrebbero aprirsi le porte del carcere.

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