Il Presidente di Federpreziosi spiega la nuova strategia contro i reati nel settore: sorveglianza avanzata in diretta e canali dedicati con la Polizia.
Un innovativo protocollo è stato firmato al Viminale per garantire più sicurezza agli orafi, alle gioiellerie e agli operatori del settore. L’intesa è stata siglata dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e da Stefano Andreis, presidente Federpreziosi Confcommercio.
Ecco i punti principali dell’intesa: Sistemi di videosorveglianza antirapina integrati con le centrali operative delle Forze di polizia; condivisione di informazioni sugli episodi a danno del comparto; previsione di canali dedicati tra investigatori e referenti dell’associazione di categoria per inoltrare segnalazioni tempestive.
Canali che si aggiungono ai consueti strumenti rappresentati dal Numero unico 112 e dall’app YouPol della Polizia di Stato, che permette di effettuare segnalazioni tramite smartphone.
Secondo un report di Federpreziosi, infatti, i furti con destrezza hanno superato le rapine violente: il 76,4% delle gioiellerie è colpito da questo reato che è ritenuto la minaccia più grave in assoluto. Le rapine violente sono scese al 7,2 per cento.
Altro dato importante: solo il 54%delle gioiellerie ha una assicurazione.
Federpreziosi analizza costantemente il fenomeno per aggiornare i dati, di intesa con il Viminale. Questi report sottolineano che le oltre 11.800 gioiellerie italiane hanno una percezione di sicurezza peggiore rispetto a cinque e a dieci anni fa.
Una risposta a questa fenomenologia viene dal protocollo che ci spiega nei dettagli proprio Stefano Andreis, presidente di Federpreziosi Confcommercio.
“Si tratta di un importante passo in avanti per consentire come primo risultato proprio una percezione maggiore della sicurezza nelle nostre attività. Si tratta di fare rete e con questa rete offrire garanzie agli operatori”.

Come funzionerà la questione delle telecamere di sicurezza?
Avremo la possibilità di trasmettere immagini velocemente e soprattutto di avere un canale privilegiato per la comunicazione. Integreremo attraverso i nostri impianti privati la visione delle immagini per le forze dell’ordine. Quando noi schiacciamo un pulsante le forze dell’ordine possono vedere in diretta ciò che accade nel nostro negozio e anche fuori. Addirittura con le telecamere all’esterno il servizio potrà essere operativo h 24. Potremo monitorare anche eventuali auto sospette che passano più volte davanti alle nostre vetrine. La tecnologia avanzata ci consente questa possibilità.
Il protocollo è nazionale ma cosa necessità per l’attuazione a livello locale?
Vanno compiuto alcuni passaggi. Un tavolo in prefettura ad esempio perché in questo modo il protocollo potrà essere efficace attraverso anche l’individuazione degli uomini e delle centrali che possono seguire il nostro settore. Va detto poi che l’esperienza dei tavoli in prefettura è molto positiva: quando si collabora con le istituzioni i risulti poi vengono.
Sono previsti anche una serie di passaggi relativi alla comunicazione come ad esempio l’istituzione di gruppi w.app. Come funzionerà questa particolare iniziativa?
Il gruppo w.app potrà essere costituito da una serie di commercianti e avrà un referente delle forze dell’ordine che coordinerà questa attività. Ad esempio: se con il telefonino realizzo delle immagini di un’auto sospetta, o scarico qualche immagine di una persona che mi ha insospettito in negozio o nel guardare la vetrina, posso inviarla al referente tramite la chat. È chiaro che, se questo soggetto ripreso o questa auto segnalata, riceve ulteriori feedback da altri membri della chat, la situazione diventa più complessa. Va da sé che il referente potrà controllare il tutto sempre anche nel rispetto della privacy, ma garantendo però la nostra sicurezza.
L’intesa firmata al Viminale prevede anche percorsi di formazione: di che formazione si tratta?
Prima di tutto è il caso di ricordare che il gioielliere oggi è figura più complessa che necessità di una professionalizzazione più ampia che deve spaziare dalla capacità di individuare sistemi di sicurezza, a quella di accedere a fondi per migliorare i propri asset, alla conoscenza degli strumenti che lo Stato ed anche i privati mettono a disposizione per lavorare con più serenità. Ad esempio: siamo un po’ indietro sul piano delle assicurazioni. Se sono assicurato e subisco un furto posso avere più serenità nel sapere che l’assicurazione mi copre, se non lo sono magari posso pensare di finire sul lastrico e posso avere reazioni inconsulte. Altro tema: le armi. Io personalmente sono contrario perché spesso e volentieri chi ne possiede una e poi si trova nel momento cruciale dell’utilizzo, finisce per fare danni. Non lo dico io ma le statistiche che abbiamo elaborato. Ecco perché con il Generale Mennitti stiamo valutando anche percorsi a sostegno di questa operatività. Per questo mi sento di dire: meno armi, ma più attenzione da parte dello Stato per le nostre attività. Ancora: dobbiamo esser bravi a valutare bilanci di sostenibilità perché hanno la funzione di controllare gli aspetti sociali, e di governance, soprattutto nella valutazione del rischio imprenditoriale che c’è nelle nostre attività. Comprendere il rischio di impresa deve far parte della nostra professionalità. Così come dobbiamo avere uno staff che sappia anche individuare possibili finanziamenti per implementare i nostri servizi.
Lei forse allude anche alle telecamere di sorveglianza che se sono troppo vecchie magari non servono a rendere il servizio sperato?
Certamente, anche a quelle. Se c’è un malvivente individuato dalle telecamere che però offrono immagini sgranate dove l’identificazione diventa difficile se non impossibile è come non averle avute. In questo caso magari c’è una misura del governo o della governance europea che ci consente un investimento agevolato per la sicurezza. Dobbiamo capire anche questo ed attrezzarci di conseguenza.

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