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Rossella Aquilino: “Mettiamo in rete talenti, esperienze e visioni delle donne del gioiello”


Dall’assemblea nazionale di Federpreziosi nasce il Gruppo Donne Imprenditrici: un laboratorio permanente dedicato a innovazione, passaggio generazionale e crescita del settore.

Nasce a Roma, nel corso dell’Assemblea nazionale di Federpreziosi Confcommercio, il Gruppo Donne Imprenditrici Federpreziosi. Presidente è Rossella Aquilino, leader di AssoOro Confcommercio Bari, chiamata a coordinare il nuovo percorso su indicazione del presidente Stefano Andreis e dell’assemblea dei delegati nazionali riuniti a Roma. Al suo fianco Elena Spanò, presidente di Federpreziosi Confcommercio Arezzo Firenze, e Fiorella Serpico, vicepresidente di Federpreziosi Confcommercio Campania.

Presidente Aquilino, qual è il senso di questa iniziativa?

Dare forma, voce e connessione a una realtà che nel nostro comparto esiste già da tempo, ma che oggi sente il bisogno di riconoscersi come rete e come visione comune. Nel settore della gioielleria, dell’oreficeria e del dettaglio specializzato, le donne non rappresentano una presenza marginale o simbolica. Sono imprenditrici, professioniste, artigiane, commercianti, responsabili di aziende familiari e protagoniste di percorsi di innovazione spesso silenziosi ma fondamentali per la crescita del comparto. Questo gruppo nasce quindi non come un organismo “identitario” in senso stretto, ma come uno spazio per valorizzare il contributo delle tante imprenditrici che operano nel settore, promuovendo una rete nazionale capace di far dialogare esperienze, territori e professionalità diverse e confrontarsi concretamente per valorizzare esperienze, sensibilità e competenze che possono contribuire in maniera significativa al futuro del settore. Abbiamo voluto creare una rete all’interno del sistema di Federpreziosi Confcommercio, che parta dalle persone prima ancora che dai ruoli, con l’idea di costruire connessioni tra territori, generazioni ed esperienze diverse. Oggi fare associazione significa anche questo: creare comunità, ascolto reciproco e capacità di leggere il cambiamento con uno sguardo nuovo.

Sarà un organismo collegiale, mi sembra di capire, non verticistico?

Assolutamente sì. Fin dall’inizio abbiamo immaginato questo progetto come una rete aperta, partecipata e non verticistica. Non vogliamo creare una struttura formale distante dalle imprese, ma un laboratorio permanente di idee e confronto. L’idea è quella di costruire progressivamente un organismo collegiale, capace di rappresentare sensibilità territoriali differenti, generare collaborazioni concrete e di trasformare le esperienze individuali in una proposta associativa concreta e utile per tutta la categoria. Crediamo molto nel valore della contaminazione positiva: mettere in relazione storie diverse spesso genera idee nuove, e oggi il comparto ha bisogno proprio di questo.

Può spiegare le prime misure che saranno messe in campo?

Le prime attività saranno orientate soprattutto all’ascolto e al coinvolgimento delle imprenditrici sui territori. Vogliamo costruire una mappatura reale delle esperienze, delle esigenze e delle competenze presenti nel comparto, creando occasioni di incontro, networking, scambio di esperienze e condivisione di buone pratiche. Ci concentreremo anche su alcuni temi strategici per il futuro del settore: il passaggio generazionale, la formazione delle nuove competenze, l’innovazione digitale, la valorizzazione del Made in Italy, la sicurezza, la sostenibilità e il rapporto tra tradizione manifatturiera e nuovi modelli di mercato. Temi che Federpreziosi ben conosce e che rappresentano il filo conduttore dell’attività dell’attuale direttivo presieduto da Stefano Andreis.

L’iniziativa è di sicuro interesse per dare voce anche alla cosiddetta questione di genere: c’è ancora qualche difficoltà nel valutare l’operato di una imprenditrice o le distanze con gli uomini si sono ridotte?

Negli ultimi anni sicuramente molte distanze si sono ridotte e oggi le donne nel nostro settore ricoprono ruoli imprenditoriali e associativi sempre più importanti. Tuttavia, credo che esista ancora un tema culturale che non riguarda soltanto il riconoscimento formale dei ruoli, ma soprattutto il modo in cui viene percepita la leadership femminile. Molte imprenditrici continuano a dover dimostrare qualcosa “in più” rispetto ai colleghi uomini, soprattutto nei contesti più tradizionali o nelle realtà familiari storiche. Ma proprio per questo è importante creare reti capaci di sostenere, valorizzare e rendere visibili competenze che spesso esistono già, anche ad altissimo livello. Il nostro obiettivo non è contrapporre uomini e donne, ma costruire un’associazione sempre più inclusiva, moderna e rappresentativa della realtà del comparto. Oggi la vera sfida è mettere a sistema talenti diversi, sensibilità differenti e nuovi modi di interpretare l’impresa. La ricchezza del Made in Italy nasce anche dalla capacità di evolversi senza perdere identità, e credo che il contributo delle donne possa essere determinante proprio in questa fase di trasformazione.

Quale è la sua valutazione del comparto del quale lei e l’associazione si occupa rispetto alla congiuntura internazionale? Le guerre e le tensioni mondiali quanto influiscono sullo sviluppo del settore?

Il nostro è un comparto fortemente legato agli scenari internazionali, sia dal punto di vista economico sia da quello psicologico. Le tensioni geopolitiche, i conflitti e l’instabilità globale incidono inevitabilmente sui mercati, sui consumi, sul costo delle materie prime e sulla fiducia generale. Pensiamo ad esempio alle oscillazioni del prezzo dell’oro, alle difficoltà logistiche internazionali o alla contrazione della propensione alla spesa nei momenti di maggiore incertezza. Tutti elementi che hanno un impatto diretto sulla filiera. Nonostante questo, il settore orafo e della gioielleria italiana continua a dimostrare una straordinaria capacità di resilienza. Il valore del Made in Italy, la qualità manifatturiera, la creatività e la forte identità delle nostre produzioni restano elementi altamente riconosciuti sui mercati internazionali. Proprio nei momenti più complessi emerge la forza delle filiere storiche italiane: imprese che sanno coniugare tradizione, innovazione, competenze artigianali e capacità di adattamento. Oggi però serve una visione sempre più condivisa tra imprese, associazioni e istituzioni per accompagnare il comparto nelle grandi trasformazioni in corso: digitalizzazione, sostenibilità, ricambio generazionale, tutela delle produzioni italiane e valorizzazione delle competenze. È una fase complessa, ma anche ricca di opportunità per chi saprà investire sulla qualità, sull’identità e sulla capacità di fare rete.

Infine vorrei chiederle un ricordo personale di suo padre Giuseppe (Pino) Aquilino, che è stato un punto di riferimento nazionale per il settore storico gioielliere di Bari, già presidente provinciale e nazionale di Federpreziosi Confcommercio.

Il ricordo di mio padre è ancora oggi molto vivo all’interno del settore, e questo per me rappresenta motivo di grande orgoglio ma anche di profonda emozione. Anche nel corso dell’Assemblea nazionale di Federpreziosi a Roma la sua figura è stata ricordata con affetto e stima, segno concreto di quanto abbia lasciato non solo dal punto di vista professionale, ma soprattutto umano e associativo. Mio padre, e non sono io a dirlo ma la collettività del settore a partire dal sistema Federpreziosi, è stato un autentico punto di riferimento per il comparto, una persona che ha sempre creduto nel valore dell’associazionismo, del dialogo e della costruzione di relazioni tra imprese e territori. Io stessa sono cresciuta respirando sin da bambina quell’aria associativa fatta di confronto, impegno e passione per il settore. Oggi poter ripercorrere, almeno in parte, le sue orme rappresenta per me una grande responsabilità ma anche qualcosa di molto personale e sentito. Ho scelto di impegnarmi in questo percorso perché condivido la sua passione e porto con me i suoi insegnamenti, il suo modo di vivere il comparto e soprattutto la convinzione che fare associazione significhi mettere le persone, le competenze e la comunità al centro. Sinceramente, oltre all’orgoglio, c’è anche tanta emozione. Posso affermare che le sue idee sul passaggio generazionale e sulla valorizzazione del ruolo delle donne hanno trovato hanno trovato concreta dimostrazione nella nostra storia familiare, Perché in qualche modo è come continuare un percorso che lui aveva iniziato con passione e dedizione, cercando di guardare avanti senza mai perdere il valore delle relazioni umane. 

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