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Oroarezzo chiude con moderato ottimismo. Con IEG e ICE cresce la delegazione dei buyer


La fiera di riferimento della stagione primaverile si conferma appuntamento strategico, con una partecipazione internazionale in aumento

Oroarezzo 2026 si conclude con segnali di speranza ma anche con qualche preoccupazione per la situazione geopolitica. La speranza viene dai dati: crescono le aziende in fiera e le connessioni internazionali con nuovi mercati (Messico, Turchia, Sudafrica). La preoccupazione viene dall’ incertezza del clima internazionale che determina paura nel compiere investimenti a lungo termine.

La fiera di Arezzo si conferma appuntamento importante non solo per il distretto aretino ma anche, più genericamente, per la promozione del Made in Italy con un bilancio che potrebbe segnare dati ultra-positivi se non vi fosse la concomitanza di fattori internazionali che destabilizzano il mercato (guerre in Ucraina e Medioriente) e misure (i dazi del presidente Trump) che ancora devono essere digerite a pieno dal mercato e soprattutto dagli imprenditori che lavorano con gli Stati Uniti.

La kermesse ha comunque creato connessioni internazionali, ha fornito utili indicazioni per i mercati emergenti verso i quali ci si rivolge per far fronte alla citata crisi geopolitica.
I numeri della partecipazione restano, infatti, assolutamente positivi: 350 aziende espositrici, l’84% nazionali. Crescita estera: +6percento. Paesi presenti in fiera 110 (+10per cento rispetto al 2025: premiata la direzione strategica di Italian Exhibition Group). In delegazione 364 buyer per 59 paesi. Fondamentale il ruolo svolto in collaborazione tra Agenzia ICE e Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, a cui si aggiungono presenze provenienti da Italia (oltre 100 buyer ospitati) e altri mercati.

Questi numeri danno il senso della fiera che si attesta come strumento di competizione dinamica per intercettare l’eccellenza manifatturiera italiana del gioiello e sviluppare nuove opportunità di business.
Non si può poi disconoscere la particolare rilevanza geopolitica della presenza di Stati Uniti e Medio Oriente (Sappiamo quanto la guerra in corso tra “the States” e Iran rischia di ridisegnare il futuro della regione con conseguenze inevitabili sui mercati).

Turchia, Polonia, Spagna Algeria, Tunisia, Libia e Sudafrica hanno segnalato la loro presenza dinamica e fattiva. In crescita Sud America, Asia e Oceania. Questa ampia e qualificata partecipazione conferma il lavoro della direzione strategica di IEG che ha coinvolto, nella condivisione di strategie ed obiettivi: Confindustria Federorafi, Federpreziosi Confcommercio, Consulta orafa di Arezzo, Confartigianato e CNA Orafi, Regione Toscana,Comune, Provincia e Camera di Commercio di Arezzo-Siena. A questa visione si affianca il posizionamento chiaro e distintivo della manifestazione: dalla manifattura alle tecnologie, dalle pietre preziose e semipreziose ai componenti e semilavorati, sino al packaging e al cash & carry, offerta in grado di rispondere esattamente alle esigenze del momento dei buyer. L’evoluzione di Precious Fashion in area espositiva ha allargato l’offerta di Oroarezzo con un’occasione strategica di business tra manifattura del gioiello e industria del lusso per l’accessorio moda.

La prima edizione del Congresso internazionale “The Global Outlook 2026” ha offerto alle imprese una lettura concreta dei nuovi scenari globali, mettendo a fuoco opportunità, criticità e prospettive dei mercati emergenti e individuando le aree strategiche sulle quali costruire sviluppo e presenza internazionale. Un evento che IEG – assieme a Confindustria Federorafi, AFEMO, l’associazione dei produttori dei macchinari e tecnologie per l’industria orafo-gioielliera, MAECI e Agenzia ICE – ha voluto mettere a disposizione dell’industry quale strumento per intercettare nuovi flussi di domanda e i processi di diversificazione dell’export in occasione di Oroarezzo.

Vediamo ora cosa pensano della kermesse e della situazione del mercato più in generale alcuni operatori che hanno partecipato ad Oroarezzo 2026.

Maria De Toni

Oroarezzo per noi è stata una esperienza molto positiva. Abbiamo avuto modo di rapportarci con una varia clientela internazionale. E di capire anche quanto i fattori geopolitici influenzino le scelte degli investitori, dei compratori e degli imprenditori internazionali”.
Maria De Toni, titolare dell’omonimo marchio e fondatrice di “Auritalia” così si esprime sulla kermesse aretina appena conclusa. Opera nel distretto orafo di Vicenza con sede a Sandrigo: è riconosciuta a livello internazionale per aver integrato l’artigianato orafo di Vicenza con progetti di natura interculturale. I brand che a lei fanno capo sono caratterizzati da creazioni in oro, diamanti e gemme preziose con una “mission” ben precisa: Unire moda, cultura e design per esportare l’eccellenza artigianale del Made in Italy.

Purtroppo le condizioni sono difficili perché gli investitori ed i compratori, soprattutto parlo di chi lavora all’estero, nel continente africano e nell’area mediorientale, hanno timore di fare grossi ordinativi magari sul lungo periodo perché temono che le condizioni possano peggiorare, che la guerra possa determinare nuovi scenari e quindi che l’investimento vada perduto. Le faccio un solo caso: il Libano. Molti interlocutori libanesi hanno manifestato questa preoccupazione. Il che ha influito sugli ordini e quindi anche sulle nostre realizzazioni e contrattazioni. Aggiungo che bisogna fare di più per promuovere i nostri prodotti. Chi compra Made In Italy deve essere consapevole che sta comprando un valore”.

La famiglia Migliorini

Pensavo, data la contingenza internazionale di fare zero – dice Stefano Migliorini di ‘Migliorini gioielli’ -. Invece uno e mezzo l’ho portato a casa. E quindi la valutazione dell’attività in fiera è positiva”.

Stefano Migliorini insieme al fratello Marco, gestiscono l’attività iniziata dal padre. Stefano è responsabile di tutto il settore commerciale e client-facing, mentre Marco gestisce la parte tecnico-produttiva e lo sviluppo di nuovi gioielli.


L’azienda è radicata nel distretto di Arezzo, ed è specializzata nella produzione manuale di catene vuote ed anelli in oro, ma ha saputo nel tempo uscire dalle specificità della lavorazione del vuoto per poter offrire ai suoi clienti una gamma più vasta e variegata di gioiell

Le aspettative erano basse considerando quel che accade nel mondo. La nostra azienda poi, guarda al mercato americano e i dazi voluti da Trump non ci hanno certo aiutato – prosegue Stefano Migliorini -. Certo, abbiamo conosciuto persone nuove, potenziali clienti nuovi, che manifestano interesse però hanno quasi una sorta di reticenza a concludere. Qualche intermediario ci porta potenziali affari che però vanno guardati con cautela. Aprirsi a mercati nuovi? Sì, la fiera ci dà questa opportunità ma si tratta di coltivare nuove opportunità e non sempre i risultati arrivano in tempi brevi. Voglio poi ricordare che il distretto di Arezzo traina l’export di tutto il Made in Italy quindi la fiera, Oroarezzo, va assolutamente difesa”.



Oroarezzo closes with moderate optimism; with IEG and ICE, the buyer delegation grows

Oroarezzo 2026 concluded with encouraging signs, but also with some concern over the geopolitical situation. Hope comes from the numbers: the number of companies exhibiting at the fair increased (+6%), as did international connections with new markets such as Mexico, Turkey, and South Africa. Concern, however, stems from the uncertainty of the international climate, which creates hesitation around making long-term investments.

The Arezzo fair once again confirmed itself as an important event not only for the local gold district but also, more broadly, for promoting Made in Italy. Its final balance could have been overwhelmingly positive were it not for simultaneous international factors destabilizing the market—namely the wars in Ukraine and the Middle East, as well as measures such as President Trump’s tariffs, which have yet to be fully absorbed by the market, especially by entrepreneurs working with the United States.

Nevertheless, the event succeeded in creating international connections and provided valuable insights into emerging markets that companies are increasingly turning to in order to cope with the geopolitical crisis.

Participation figures remain decidedly positive: 350 exhibiting companies, 84% of them Italian. International growth reached +6%. A total of 110 countries were represented at the fair (+10% compared to 2025), confirming the strategic direction of Italian Exhibition Group. There were 364 hosted buyers from 59 countries, thanks largely to the collaboration between the Italian Trade Agency (ICE) and the Ministry of Foreign Affairs and International Cooperation, alongside more than 100 buyers from Italy and additional participants from other global markets.

These figures underline the fair’s role as a dynamic competitive platform for showcasing the excellence of Italian jewelry manufacturing and developing new business opportunities.

It is also impossible to overlook the particular geopolitical relevance of the presence of the United States and the Middle East (we know how much the ongoing tensions between “the States” and Iran risk reshaping the future of the region, with inevitable consequences for markets).

Turkey, Poland, Spain, Algeria, Tunisia, Libya, and South Africa all demonstrated dynamic and concrete participation. South America, Asia, and Oceania also showed growth. This broad and qualified participation confirms the strategic work of IEG management, which involved the sharing of strategies and objectives with Confindustria Federorafi, Federpreziosi Confcommercio, the Arezzo Goldsmith Council, Confartigianato and CNA Orafi, the Tuscany Region, the Municipality, Province, and Chamber of Commerce of Arezzo-Siena.

This vision is supported by the event’s clear and distinctive positioning: from manufacturing to technologies, from precious and semi-precious stones to components and semi-finished products, all the way to packaging and cash & carry—an offering precisely tailored to buyers’ current needs. The evolution of Precious Fashion within the exhibition area also expanded Oroarezzo’s scope, creating a strategic business opportunity between jewelry manufacturing and the luxury fashion accessories industry.

The first edition of the international congress “The Global Outlook 2026” provided businesses with a concrete interpretation of new global scenarios, highlighting opportunities, critical issues, and prospects in emerging markets while identifying strategic areas for development and international expansion. IEG, together with Confindustria Federorafi, AFEMO (the association of machinery and technology producers for the jewelry industry), MAECI, and ICE, made this event available to the industry as a tool for intercepting new demand flows and export diversification processes during Oroarezzo.

Let us now hear what some of the operators who participated in Oroarezzo 2026 think about the event and the broader market situation.

“For us, Oroarezzo was a very positive experience. We had the opportunity to engage with a diverse international clientele and to understand how geopolitical factors influence the choices of investors, buyers, and international entrepreneurs.”

This is how Maria De Toni, owner of the eponymous brand and founder of Auritalia, described the recently concluded Arezzo event. Based in Sandrigo, within Vicenza’s gold district, she is internationally recognized for integrating Vicenza’s goldsmith craftsmanship with intercultural projects. Her brands are characterized by creations in gold, diamonds, and precious gems, with a clear mission: to unite fashion, culture, and design in order to export the artisanal excellence of Made in Italy.

“Unfortunately, conditions are difficult because investors and buyers—especially those working abroad, in Africa and the Middle East—are afraid to place large or long-term orders because they fear conditions may worsen, that war may create new scenarios, and therefore that their investment could be lost. Let me give you just one example: Lebanon. Many Lebanese interlocutors expressed this concern. This has affected orders and therefore our production and negotiations. I would also add that we need to do more to promote our products. Anyone buying Made in Italy must be aware that they are buying value.”

“Given the current international climate, I expected zero,” says Stefano Migliorini of Migliorini Gioielli. “Instead, I came away with one and a half. So overall, my assessment of the fair is positive.”

Stefano Migliorini and his brother Marco manage the business started by their father. Stefano oversees the commercial and client-facing side, while Marco handles technical production and the development of new jewelry.

The company is deeply rooted in the Arezzo district and specializes in the handcrafted production of hollow gold chains and rings, though over time it has expanded beyond hollow manufacturing to offer clients a broader and more diversified jewelry range.

“Expectations were low considering what is happening in the world. Our company also looks to the American market, and Trump’s tariffs certainly did not help,” Stefano Migliorini continues. “Of course, we met new people and potential new clients who show interest, but there is almost a kind of reluctance to close deals. Some intermediaries bring us potential business opportunities, but these must be approached cautiously. Opening up to new markets? Yes, the fair gives us that opportunity, but cultivating new opportunities takes time, and results do not always come quickly. I also want to stress that the Arezzo district drives the export of the entire Made in Italy sector, so Oroarezzo absolutely must be protected.”

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