La Direttrice Generale di Confindustria Assafrica & Mediterraneo al prossimo evento del gioiello aretino
Le grandi crisi internazionali del nostro tempo impongono alle aziende di diversificare le produzioni, cercare nuovi mercati, adattare prodotti e sviluppo aziendale alla ricerca di nuove opportunità. Uno dei mercati più interessanti per il Made in Italy è l’Africa con enormi potenzialità di sviluppo e possibilità di penetrazione per le nostre aziende del comparto gioielleria. Confindustria Assafrica & Mediterraneo promuove attività e progetti di business delle imprese associate, agevolando i rapporti con rappresentanti del mondo imprenditoriale e istituzionale dei Paesi di Africa e Medio Oriente ed è anche uno degli osservatori privilegiati utile ad offrire supporto alle aziende che intendono investire in quello che una volta era definito “Il Continente Nero”. Ne parla a “Preziosa Magazine” il Direttore Generale di Confindustria Assafrica & Mediterraneo, Patrizia Mauro.

– Il mercato africano può costituire una opportunità reale per le aziende italiane che operano nel settore della gioielleria?
Per quanto riguarda i settori come gioielleria, oreficeria e lavorazione dei metalli preziosi, l’Africa offre prospettive interessanti sia a monte sia a valle della filiera. Da un lato, molti Paesi africani, tra cui Sudafrica, Ghana, Mali, Sudan, sono tra i principali produttori mondiali di oro e pietre preziose: questo apre opportunità per sviluppare rapporti diretti con i mercati estrattivi, investendo in filiere più trasparenti, sostenibili e tracciabili. Dall’altro lato, sta emergendo una domanda locale di prodotti di lusso e di gioielli di qualità, soprattutto nelle economie più dinamiche del Continente come Nigeria, Sudafrica, Egitto e Marocco, dove oro e prodotti di alta gamma sono considerati simboli di benessere e ricchezza, un fattore determinante che stimola la domanda di questi prodotti nella regione. A questo si aggiunge l’aumento della popolazione, lo sviluppo del turismo, e l’evoluzione delle preferenze dei consumatori, elementi che daranno ulteriore impulso nei prossimi anni alla crescita del mercato della gioielleria in Africa. Le imprese italiane possono quindi giocare sia un ruolo come partner industriali e tecnologici nella lavorazione delle materie prime e come fornitori di prodotto finito ad alto valore aggiunto.
Sulla presenza delle nostre imprese in questi mercati c’è ancora tanto da fare. Le relazioni commerciali e di investimento tra l’Italia e il Continente rimangono molto al di sotto del loro potenziale, considerando che l’Africa potrebbe assorbire ben più dell’attuale 3,4% dell’export italiano totale. Il comparto dei macchinari si conferma come quello con il maggiore potenziale: un ambito in cui l’Italia può fare la differenza e riesce ancora a competere con i grandi player globali.
L’attrattività di questi mercati per le nostre imprese è confermata dai trend macroeconomici: nel 2026 la crescita dell’Africa resterà stabile intorno 4,4%, come indicato dalla Banca Africana di Sviluppo.
Allo stesso tempo, le sfide che le ‘tante Afriche’ devono affrontare sono e saranno numerose e complesse, ma genereranno altrettante nuove opportunità, anche per le nostre imprese: dalla sicurezza alimentare al divario digitale, dall’elettrificazione al gap infrastrutturale, alla formazione professionale, soprattutto dei giovani.

“Per quanto riguarda i settori come gioielleria, oreficeria e lavorazione dei metalli preziosi, l’Africa offre prospettive interessanti sia a monte sia a valle della filiera”
Patrizia Mauro
Direttore Generale di Confindustria Assafrica & Mediterraneo,
– Qual è la percezione che i mercati africani e gli operatori africani hanno rispetto ai prodotti italiani?
Il Made in Italy in generale è percepito in Africa come sinonimo di qualità, affidabilità e cura del dettaglio. Durante eventi e missioni imprenditoriali, emerge costantemente un forte interesse per il prodotto italiano.
In Africa sono presenti oltre 1.500 imprese italiane operanti nei settori energetico, costruzioni, trasporti, logistica e meccanico. Tra le principali esportazioni figurano macchinari, apparecchiature elettriche, prodotti chimici e veicoli, beni che rispondono alle esigenze di industrializzazione delle economie del continente.
È importante sottolineare che, pur in un contesto altamente competitivo con numerosi player internazionali, le aziende italiane riescono a distinguersi grazie a un approccio che va oltre la semplice fornitura del prodotto. Ci facciamo riconoscere perché trasferiamo know-how sul territorio, investiamo nella formazione professionale delle risorse locali e accompagniamo i partner locali in tutte le fasi: dall’installazione all’assistenza post-vendita. Questo modello crea relazioni di lungo periodo e contribuisce in modo concreto allo sviluppo delle competenze locali, rafforzando ulteriormente la percezione positiva del Made in Italy.
– Alla luce della contingenza attuale, tra i dazi di Trump e i conflitti internazionali, quali misure adottare per consolidare il made in Italy e garantire le imprese che investono e che vogliono investire in Africa?
Molte imprese italiane stanno cercando di diversificare le proprie catene di approvvigionamento, guardando con maggiore interesse a questo continente. Visione di lungo periodo, presenza in loco, contatti istituzionali e imprenditoriali affidabili, coordinamento con il Sistema Paese e strumenti finanziari, questi sono alcuni elementi indispensabili per chi si affaccia e comincia ad operare nei mercati africani.
Serve una presenza strutturata, costruita attraverso un forte coordinamento con tutti gli attori del Sistema Paese. In questo senso, è importante rafforzare i contatti con le Associazioni imprenditoriali, come Confindustria Assafrica & Mediterraneo, con la rete diplomatica, gli Uffici ICE, le Agenzie locali di promozione degli investimenti, attori capaci di accompagnare concretamente le imprese nei diversi contesti locali africani, ancora poco conosciuti e più complessi di altri mercati maturi. Un altro pilastro essenziale riguarda gli strumenti finanziari e assicurativi. Il potenziamento delle attività di CDP, SACE e SIMEST, con strumenti specifici a supporto anche delle PMI, può rendere più sicuro e sostenibile l’ingresso nei mercati africani. Allo stesso tempo, diventa strategico sviluppare partnership solide con attori locali e condividere esperienze e sinergie con le imprese italiane già attive in loco, favorendo joint venture e la creazione di filiere produttive direttamente sul territorio, superando una logica puramente export-oriented.
– Quindi quali misure può essere utile adottare per la penetrazione nel mercato africano?
Un canale di facile accesso per conoscere questi Paesi sono le manifestazioni fieristiche. Diverse nostre aziende associate partecipano ogni anno a fiere di settore nel continente, spesso all’interno di collettive organizzate da ICE Agenzia. Tra queste, NEBU Gold Expo in Egitto, ad esempio, offre una piattaforma concreta per incontrare partner, buyer e istituzioni locali, comprendere le dinamiche del Continente. Per chi opera invece a monte della filiera, la Lumumbashi Mining Week, nella Repubblica Democratica del Congo e la Electra Mining a Johannesburg, in Sudafrica, sono eventi di primo piano per lo sviluppo di nuove opportunità commerciali nel settore dei macchinari per l’estrazione, dell’energia e delle tecnologie per l’industria estrattiva.
– Esiste una strategia che consenta un confronto tra operatori e istituzioni governative per avviare il primo ingresso in mercati africani ancora da esplorare?
Certamente. Da gennaio 2024 è stato adottato il Piano Mattei per l’Africa, strategia del Governo italiano che punta a costruire partenariati strategici e paritari con 18 nazioni africane attraverso l’implementazione di progetti nei settori dell’agroindustria, della sanità, dell’idrico ed energetico, delle infrastrutture, dei minerali critici e terre rare, della formazione professionale
Il ri-orientamento dell’Italia verso l’Africa tracciato da questa nuova strategia consiste nell’ideare ed implementare progetti in maniera coordinata e nello spirito di un partenariato paritario, basato su un metodo che ha alla base l’ascolto delle esigenze dei nostri interlocutori africani e l’obiettivo del raggiungimento di mutui benefici. Lo scopo è quello di contribuire positivamente, grazie al know-how e all’apporto tecnologico delle imprese italiane, ai processi di industrializzazione, la digitalizzazione e la diversificazione delle economie africane.
Questo è il perimetro in cui si muovono operatori e istituzioni governative per coordinare le loro azioni nei mercati africani. Qui si inserisce il ruolo di Confindustria Assafrica & Mediterraneo, che si propone come ponte operativo tra le Istituzioni ed il tessuto imprenditoriale italiano. In questi due anni, come Associazione abbiamo cercato di stimolare il confronto nell’ambito del nostro network associativo al fine di promuovere progetti di filiera partendo da relazioni e iniziative già avviate da singole imprese nei 18 paesi target. Abbiamo prontamente illustrato agli interlocutori istituzionali le priorità e gli interessi delle nostre imprese nel Continente, presentando alla Struttura di Missione oltre 130 progetti in diversi settori al fine di valutare insieme il tipo di supporto e di strumento finanziario più adatto alle loro esigenze.
Global Outlook 2026, Mauro: “Africa has potential beyond the current 3.4 percent of total Italian exports.”
The major international crises of our time are forcing companies to diversify production, seek new markets, and adapt products and business development in search of new opportunities. One of the most interesting markets for Made in Italy is Africa, with enormous development potential and opportunities for market penetration for our companies in the jewelry sector. Confindustria Assafrica & Mediterraneo promotes business activities and projects of its member companies, facilitating relations with representatives of the business and institutional world of African and Middle Eastern countries. It is also one of the key observatories providing support to companies intending to invest in what was once called the “Dark Continent.” This is discussed with Preziosa Magazine by the Director General of Confindustria Assafrica & Mediterraneo, Patrizia Mauro.
Can the African market represent a real opportunity for Italian companies operating in the jewelry sector?
With regard to sectors such as jewelry, goldsmithing, and precious metal processing, Africa offers interesting prospects both upstream and downstream of the supply chain. On the one hand, many African countries, including South Africa, Ghana, Mali, and Sudan, are among the world’s leading producers of gold and precious stones. This opens opportunities to develop direct relationships with extractive markets, investing in more transparent, sustainable, and traceable supply chains. On the other hand, local demand for luxury goods and high-quality jewelry is emerging, especially in the continent’s more dynamic economies such as Nigeria, South Africa, Egypt, and Morocco, where gold and high-end products are considered symbols of wealth and prosperity—an important factor driving demand in the region.
This is further supported by population growth, tourism development, and evolving consumer preferences, all of which will further boost the growth of the jewelry market in Africa in the coming years. Italian companies can therefore play a role both as industrial and technological partners in processing raw materials and as suppliers of high value-added finished products.
However, there is still much to be done regarding the presence of our companies in these markets. Trade and investment relations between Italy and the continent remain far below their potential, considering that Africa could absorb much more than the current 3.4% of total Italian exports. The machinery sector confirms itself as having the greatest potential—an area in which Italy can make a difference and still compete with major global players.
The attractiveness of these markets is confirmed by macroeconomic trends: in 2026, Africa’s growth is expected to remain stable at around 4.4%, according to the African Development Bank.
At the same time, the challenges that the “many Africas” face are and will remain numerous and complex, but they will generate equally significant new opportunities for our companies—from food security to the digital divide, from electrification to infrastructure gaps, and to vocational training, especially for young people.
What perception do African markets and operators have of Italian products?
Made in Italy is generally perceived in Africa as synonymous with quality, reliability, and attention to detail. During business events and missions, a strong and consistent interest in Italian products always emerges.
More than 1,500 Italian companies operate in Africa in sectors such as energy, construction, transport, logistics, and mechanical engineering. Key exports include machinery, electrical equipment, chemicals, and vehicles—goods that meet the industrialization needs of the continent’s economies.
It is important to emphasize that, despite a highly competitive environment with numerous international players, Italian companies manage to stand out thanks to an approach that goes beyond simply supplying products. They are recognized for transferring know-how locally, investing in the professional training of local resources, and supporting partners through all stages—from installation to after-sales service. This model creates long-term relationships and contributes concretely to the development of local skills, further strengthening the positive perception of Made in Italy.
In light of the current context—between Trump tariffs and international conflicts—what measures should be adopted to strengthen Made in Italy and support companies investing or wishing to invest in Africa?
Many Italian companies are seeking to diversify their supply chains, looking with increasing interest at this continent. A long-term vision, local presence, reliable institutional and business contacts, coordination with the “Country System,” and financial tools are essential elements for those entering and operating in African markets.
A structured presence is needed, built through strong coordination with all actors of the Country System. In this sense, it is important to strengthen ties with business associations such as Confindustria Assafrica & Mediterraneo, the diplomatic network, ICE offices, and local investment promotion agencies—actors capable of concretely supporting companies in the various African contexts, which are still little known and more complex than mature markets.
Another essential pillar concerns financial and insurance instruments. Strengthening the activities of CDP, SACE, and SIMEST, with specific tools to support SMEs as well, can make entry into African markets safer and more sustainable. At the same time, it becomes strategic to develop strong partnerships with local actors and to share experiences and synergies with Italian companies already operating there, encouraging joint ventures and the creation of local production chains, moving beyond a purely export-oriented logic.
So, what measures can be useful for entering the African market?
Trade fairs are an accessible channel for getting to know these countries. Several of our member companies participate every year in sector fairs on the continent, often within collective groups organized by ICE Agency. Among these, the NEBU Gold Expo, for example, offers a concrete platform to meet partners, buyers, and local institutions and to understand the dynamics of the continent.
For those operating upstream in the supply chain, Lubumbashi Mining Week in the Democratic Republic of Congo and Electra Mining Africa in South Africa are leading events for developing new business opportunities in machinery for extraction, energy, and industrial technologies.
Is there a strategy that allows interaction between operators and government institutions to facilitate entry into still unexplored African markets?
Certainly. Since January 2024, the Piano Mattei per l’Africa has been adopted—a strategy by the Italian government aimed at building strategic and equal partnerships with 18 African nations through projects in agro-industry, healthcare, water and energy, infrastructure, critical minerals and rare earths, and vocational training.
Italy’s renewed focus on Africa under this strategy involves designing and implementing projects in a coordinated manner and in the spirit of equal partnership, based on listening to the needs of African counterparts and aiming for mutual benefits.
The goal is to contribute positively—thanks to the know-how and technological input of Italian companies—to the processes of industrialization, digitalization, and diversification of African economies.
This is the framework within which operators and government institutions coordinate their actions in African markets. Within this context, Confindustria Assafrica & Mediterraneo plays the role of an operational bridge between institutions and the Italian business community. Over the past two years, the association has worked to stimulate dialogue within its network to promote supply chain projects, starting from relationships and initiatives already launched by individual companies in the 18 target countries.
It has promptly presented to institutional counterparts the priorities and interests of its member companies on the continent, submitting more than 130 projects across various sectors to the Mission Structure in order to jointly assess the most suitable types of support and financial instruments for their needs.



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