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Tempesta perfetta sul gioiello: l’export crolla e le aziende tremano. I commenti dai distretti italiani


Mercato estero a – 18,9 per cento, volumi a -22,7 per cento e picchi come Arezzo a -40,9 per cento: i numeri della crisi.

È una specie di tsunami quello che si sta abbattendo sul settore orafo-argentiero-gioielliero a causa delle contingenze internazionali. A risentirne in particolare le aree che hanno produzioni industriali più spinte verso l’export, rispetto al piccolo artigiano che punta sul mercato più localistico. Al cospetto delle incertezze determinate da conflitti che impattano violentemente sulla vita delle persone il consumatore finale preferisce orientare la propria spesa su prodotti di prima necessità e non pensa troppo all’acquisto dell’effimero.
Tra dazi, prima confermati dal presidente Trump poi annullati dalla corte suprema; guerra in Medio Oriente, con aumento dei carburanti e crollo delle esportazioni; tassazione improvvisamente cambiata in Turchia, che era diventata un mercato di riferimento negli ultimi tre anni, qualcuno parla di “tempesta perfetta” o addirittura di “Apocalisse”.

Molte aziende stanno ricorrendo alla cassa integrazione; le più forti e strutturate tengono botta provando investimenti per raggiungere altri mercati, le più piccole sono con il fiato corto, anche perché per loro i depositi bancari sull’oro sono più difficili da ammortizzare.


Di seguito uno stralcio del report di Confindustria Federorafi: “Anno 2025: primo semestre con un export in flessione su base tendenziale del -13,9%; primi 9 mesi in calo del -15,2%. Anno chiuso con un ulteriore peggioramento del trend negativo: sulla base delle elaborazioni effettuate dal Centro Studi di Confindustria Federorafi su dati Istat; le esportazioni del settore accusano una variazione pari al -18,9% in valore rispetto al gennaio-dicembre 2024.

Tali andamenti riflettono il mood di un mercato di consumo che già nel 2025 era appesantito dai rincari dell’oro e degli altri metalli preziosi, dalle politiche daziarie in USA e dalle tensioni geopolitiche con inevitabili ripercussioni sul consumatore finale. Importante l’impatto negativo legato all’andamento dell’export verso la Turchia e delle vendite verso gli Usa, mentre in territorio positivo l’export verso la Svizzera (hub di top brand) e gli EAU. A fronte di simili dinamiche, l’export annuale passa a 12.597 milioni di euro”. Insomma il trend sembra confermare una ulteriore discesa di tutti gli indicatori.

“Bisogna considerare anche che molte merci sono bloccate negli aeroporti. In alcuni poi che sono anche di smistamento per altri mercati va ancora peggio”

Stefano De Pascale
Direttore generale Confindustria Federorafi

Bisogna considerare anche – dice Stefano De Pascale, direttore generale Confindustria Federorafi –  che molte merci sono bloccate negli aeroporti. In alcuni poi che sono anche di smistamento per altri mercati va ancora peggio, come ad esempio a Dubai, che era il nostro ponte per l’Iran perché va ricordato che in anche in Iran noi avevamo una buona quota di mercato“.

“Abbiamo diverse aziende in cassa integrazione altre che la stanno chiedendo. La misura è attiva fino a giugno ma stiamo lavorando con il governo affinché si possa arrivare a fine anno”.

Mauro Benvenuto
Presidente Cna (Confederazione Nazionale Artigianale) di Arezzo

Per noi è una vera e propria apocalisse, una tempesta perfetta – dice Mauro Benvenuto, presidente Cna (Confederazione nazionale artigianale) di Arezzo -. Abbiamo diverse aziende in cassa integrazione altre che la stanno chiedendo. La misura è attiva fino a giugno ma stiamo lavorando con il governo affinché si possa arrivare a fine anno. Speriamo, perché il momento è drammatico con ripercussioni sul settore che non riguardano solo esportazioni fatturato e ricavi ma anche influire sull’occupazione“. Considerando le quantità, con riferimento alla sola gioielleria da indosso nel 2025i volumi esportati hanno evidenziato un decremento pari al -22,7% rispetto al 2024.

I dati del report citato confermano Arezzo al primo posto tra le province italiane per valore di esportato, nonostante abbia assistito ad un decremento pari al -40,9% rispetto al 2024; (l’export sfiora i 4,6 miliardi di euro, assicura comunque il 34,8% del totale esportato settoriale dall’Italia). Sulla performance della provincia toscana sta incidendo significativamente il flusso di preziosi destinato alla Turchia. Seconda, la provincia di Vicenza si mostra in controtendenza rispetto al dato nazionale e di Arezzo, segnando un aumento nella misura del +6,4%, con un’incidenza del 20,3% sul totale nazionale (circa 2.655 milioni di euro). Alessandria (Valenza) in terza posizione: in linea con Vicenza, al contrario dell’andamento nazionale, archivia una variazione positiva e arriva a crescere del +27,3%; la provincia piemontese copre così il 17,6% del totale esportato nel mondo. Infine, l’export del distretto produttivo di Napoli & Caserta è in flessione del -2,8%.
Ma anche a Valenza non si dormono sonni tranquilli.

“La situazione va monitorata per verificare se ci sarà bisogno in un futuro prossimo di interventi di sostegno”.

Alessia Crivelli
Imprenditrice valenzana ed esponente di Confindustria Federorafi

Per ora le aziende lavorano ma la volatilità tende a destabilizzare le aspettative del settoreconsidera Alessia Crivelli, imprenditrice valenzana ed esponente di Confindustria Federorafi -. La situazione va monitorata per verificare se ci sarà bisogno in un futuro prossimo di interventi di sostegno».

“I dati fotografano una situazione preoccupante per il paese e per il distretto di Arezzo in particolare. Non si possono abbandonare i mercati storici per i nostri prodotti e quindi bisogna tenere botta aspettando che la tempesta passi”

Giordana Giordini
Confindustria Toscana nord

I dati fotografano una situazione preoccupante – dice Giordana Giordini Confindustria Toscana nord – un momento da affrontare con grande attenzione per il paese e per il distretto di Arezzo in particolare –. Non si possono abbandonare i mercati storici per i nostri prodotti e quindi bisogna tenere botta aspettando che la tempesta passi. Le aziende più strutturate possono provare ad investire in altri mercati dove però per ottenere risultati sarà necessario del tempo. Le aziende più piccole, che magari lavoravano su quote di mercato più spinte su pochi paesi vanno più in difficoltà. E la cassa integrazione diventa una scelta necessaria per molti. Sarà interessante verificare anche l’andamento della fiera di Arezzo che diventerà una sorta di termometro per il settore“.

“In un quadro così incerto saremo già molto bravi se riusciremo a limitare i danni rispetto alle percentuali di riduzione che già abbiamo registrato nel 2025”

Maria Cristina Squarcialupi
Presidente di Confindustria Federorafi

Le tensioni in atto, compresa la guerra russo-ucraina, insistono su paesi che coprono quasi il 40% delle esportazioni di gioielleria made in Italy ed evidentemente le ripercussioni saranno tanto più devastanti quanto più dureranno questi conflitti, l’imprevedibilità delle politiche protezionistiche americane e la volatilità delle quotazioni dei metalli preziosidice Maria Cristina Squarcialupi, Presidente di Confindustria Federorafi -. In un quadro così incerto saremo già molto bravi se riusciremo a limitare i danni rispetto alle percentuali di riduzione che già abbiamo registrato nel 2025“.
Sul fronte delle politiche interne è stato creato un coordinamento tra associazioni del comparto “moda-accessorio” per richiedere e rilanciare interventi straordinari in materia di potenziamento degli ammortizzatori sociali, di sostegno al credito e di semplificazione burocratica.
 “Siamo di fronte ad una sfida probabilmente senza precedenti e ad un ciclo di assestamento forzato ma rimane intatta la fiducia nella capacità di reazione del distretto orafo nazionale, che saprà superare anche questa fase puntando sul valore del “bello e ben fatto” e sull’ingegno e sulla creatività dell’imprenditoria italiana“: concordano su questa linea sia Squarcialupi che Giordini.

“Le tipicità delle produzioni ed i modelli industriali determinano anche diverse reazioni: il consumatore medio, spaventato dalla guerra, preferisce puntare su beni di prima necessità tralasciando il bene di lusso”.

Gennaro Mincione
Amministratore del Centro Produttivo Oromare di Marcianise

Le tipicità delle produzioni ed i modelli industriali determinano anche diverse reazioni: Il consumatore medio, spaventato dalla guerra, preferisce puntare su beni di prima necessità tralasciando il bene di lusso che con le fluttuazioni del prezzo delle materie prime in particolare di oro e argento finisce con lo scoraggiare ulteriormente l’acquisto di un bene effimerospiega Gennaro Mincione amministratore del Centro Produttivo Oromare di Marcianise -.Peraltro il tessuto campano è formato da piccole imprese spesso familiari che incidono poco nei rilevamenti di eventuali ammortizzatori sociali da utilizzare. È chiaro però che tutte queste concause finiscano per il generare una contrazione del mercato con conseguenze anche su produzione vendita ed occupazione del settore“.

“Il corallo, il Cameo sono oggetti glamour per eccellenza che fanno bella mostra di sé in aree vacanziere per eccellenza, dove è il grosso del nostro mercato. Ma siamo consapevoli che i conflitti presenti in vari luoghi finiscano con lo spaventare i turisti”.

Vincenzo Aucella
Presidente Assocoral Torre del Greco, vice-presidente Federpreziosi

“I nostri prodotti sono presenti soprattutto in luoghi turistici – dice Vincenzo Aucella, presidente Assocoral Torre del Greco, vice-presidente FederpreziosiIl corallo, il Cameo sono oggetti glamour per eccellenza che fanno bella mostra di sé in aree vacanziere per eccellenza, dove è il grosso del nostro mercato. Ma siamo consapevoli che i conflitti presenti in vari luoghi finiscano con lo spaventare i turisti. Ad esempio gli americani non vengono in Europa perché ci percepiscono in guerra. Così come non c’è movimento in altri luoghi che vengono percepiti come insicuri. Questo finisce per danneggiare le nostre produzioni con una contrazione delle vendite. Per ora non abbiamo dati preoccupanti ma siamo sicuri che a fine anno, quando tireremo le somme, troveremo una situazione difficile da sostenere alla quale dovremo fare fronte puntando sul diversificare prodotti e mercati sperando che lo scenario in Medio oriente cambi, rasserenando i consumatori che possono tornare a pensare di acquistare prodotti glamour come i nostri».

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1 Comment

  • HO LETTO SOLO REALI VERITA’ !!!!!!!!!!!!!!!!!!!! HO CESSATO L’ATTIVITA’ DA ANNI MA SONO SEMPRE PERSENTE ALLE MANIFESTAZIONI (VICENZA ED AREZZO) E GUARDANDO IL DOMANI LE FASCIE DI PRODUZIONE ,SECONDO ME , SARANNO SOLO DUE !!! PER L’ORO SOLO ALTA GAMMA ,PER LA MASSA TUTTO CIO’ CHE SI POTRA’ PRODURRE IN ARGENTO !!!!! SPERO COMUNQUE DI SBAGLIARMI ………

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