Dal processo alla Cassazione: il gioielliere condannato racconta rapine, violenze e l’assenza di sostegno. “Alla prima udienza mi aspettavo colleghi. È arrivato solo uno”
Scosso. Ancora sotto shock. Provato. Preoccupato per la salute dei suoi familiari. Deluso dalle istituzioni e dalle associazioni di categoria che, a suo dire, avrebbero potuto dargli una mano.
Accetta di parlare con “Preziosa Magazine” Mario Roggero, 70 anni, gioielliere di Grinzane Cavour, protagonista e vittima di un fatto di cronaca che ha scosso la provincia di Cuneo e che, diventato caso nazionale, ha aperto un dibattito su legittima difesa, sicurezza degli operatori, tutela delle famiglie coinvolte. Ritenuto colpevole di omicidio volontario compiuto a seguito di una brutale rapina, il gioielliere è stato condannato in appello a 14 anni di carcere e dovrà far fronte ad un risarcimento di tre milioni con una provvisionale di 780 mila euro che ha messo in ginocchio l’intera famiglia poiché oggetto di pignoramento e sequestro dei beni.
Mario Roggero però ha sempre sostenuto di aver agito poiché in grave pericolo di vita per lui e la sua famiglia.

Una prima domanda forse banale: come sta?
No, non banale. Me lo avesse chiesto qualcuno. Incredulo. Sofferente. Dispiaciuto. Annichilito da quello che è successo. Mai avrei pensato di trovarmi in queste condizioni dopo una vita di lavoro.
La sua famiglia? come ha reagito a questa vicenda tragica?
Guardi, la mia famiglia è scossa. Mia moglie non è più lei e le mie figlie stanno ancora tentando di metabolizzare l’accaduto. Non vogliono più saperne di stare in negozio, sono troppo spaventate. Troppa sofferenza, troppo dolore, troppa paura. Nessuno di noi è più la stessa persona
Una storia incredibile. Non pensa di essere andato troppo in là con la sua reazione?
Sono addolorato per tutto. Anche perché ritengo che non siano state considerate tante variabili che avrebbero dato un impatto diverso alla ricostruzione. Io ho reagito, mi sono difeso e ho sparato perché ritenevo me e la mia famiglia in pericolo di vita. Solo quando ho visto uno dei banditi puntarmi la pistola, ho fatto fuoco.
Intanto è arrivata la condanna: la corte di Assise di Appello nella sentenza esclude la legittima difesa. Farà ricorso in Cassazione?
Sì. Stiamo valutando tutti i passi con i miei legali. Entro il 15 porteremo il caso davanti alla Suprema Corte. Poi vedremo il da farsi. Sono distrutto ma determinato a difendermi
Intanto la sentenza è esecutiva per la provvisionale e il risarcimento danni. Riuscirà a far fronte a quanto imposto dai giudici?
Ho dovuto svendere due case che mi aveva lasciato mia madre per sostenere le spese legali e la richiesta di risarcimento danni. Non sono ricco, la mia famiglia ha sempre lavorato, con il lavoro abbiamo vissuto. Non ci sono ville, auto di lusso o particolari investimenti. Il mio è un negozio storico ma Grinzane Cavour è un piccolo comune con una clientela media. Non siamo concessionari di grandi marchi. Le risorse sono quelle che sono. Io e la mia famiglia siamo in ginocchio e temiamo per il nostro futuro. D’altra parte non è la prima rapina che subiamo e abbiamo dovuto sostenerne il peso fisico, morale, economico.
Lei ha appena detto di aver subito altre rapine. Ne vuole parlare?
Voglio solo dirle che in più di un’occasione ho temuto per la mia vita e per la vita di mia moglie e delle mie figlie. Ho subito pestaggi, ho visto le pistole puntate sulla mia faccia e su quella dei miei familiari. Anche in quella che ha determinato questo caso, mi sono visto perduto. Ed ho avuto paura per mia moglie. Ho reagito dopo essere stato brutalmente picchiato. E non era la prima volta che accadeva
Ritiene che l’esasperazione determinata da questi eventi che si sono ripetuti nel tempo abbia potuto cambiare la sua percezione del pericolo e quindi influenzare la sua reazione?
Avrei voluto che chi ha giudicato, un po’ si fosse messo nei miei panni per tentare di comprendere la sofferenza e la paura che ho provato per me ed i miei cari, nel valutare bene il perché della mia reazione: un’azione che doveva salvare la mia vita e quella dei miei familiari più stretti
Il caso ha suscitato molto scalpore, è diventato di interesse nazionale. Si è aperto un dibattito sulla sicurezza di determinati esercizi, in particolare quelli più a rischio come le gioiellerie. Ha avuto modo di confrontarsi con qualcuno, con qualche organizzazione sindacale, di categoria?
Posso dirle sinceramente? Non si è visto nessuno. Questo mi ha ulteriormente addolorato. Eppure io sono stato negli anni abbastanza attivo tra associazioni, dibattiti, incontri. Mi sono sentito solo. Veramente solo. E ancora adesso mi sento solo. Quando c’è stata la prima udienza a Torino mi aspettavo di trovare una cinquantina di persone: colleghi, operatori di settore, negozianti. Così sembrava potesse accadere. Invece è arrivato solo un signore: Sergio. Che ringrazio per la presenza e la solidarietà. Poi è arrivata una raccolta di fondi organizzata da un operatore napoletano, Marco Meola. Ci siamo conosciuti per l’occasione. Mi è stato sempre di sostegno e mi ha manifestato grande vicinanza”.
“Non lo conoscevo, ora siamo amici: l’appello di Meola per Roggero”
“Anche io ho subito rapine, so cosa significa”. In vista della Cassazione del 15 marzo, raccolta fondi e accusa alle istituzioni: “Indifferenza totale verso lui e i suoi familiari”.
Continua a far discutere il “Caso Mario Roggero”, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato in secondo grado per duplice omicidio a quattordici anni di carcere e a tre milioni di risarcimento con una provvisionale di 780 mila euro che: “ha messo in ginocchio me e la mia famiglia”, dice il gioielliere che ha accettato di parlare con Preziosa Magazine (link dell’intervista).
Roggero lamenta anche la sostanziale indifferenza delle istituzioni che: “nulla hanno fatto per starmi vicino e darmi una mano in un momento così difficile per me ed i miei cari”.
Alcuni colleghi hanno manifestato solidarietà esprimendo se non condivisione quantomeno comprensione per le dinamiche precedenti al fatto, avvenuto nel 2021 e che il 15 marzo andrà in Cassazione.
Da Napoli si è mosso Marco Meola, esponente di una famiglia storica della gioielleria campana e attualmente in forza al brand vicentino Nanis, che ha subito organizzato una raccolta fondi a sostegno di Roggero.

“Non conoscevo Mario ma mi sono subito sentito solidale. Anche io ho subito rapine e so cosa si prova. Ho messo in piedi questo piccolo contributo che poi ho provveduto personalmente a consegnargli. Da allora siamo rimasti in contatto e siamo diventati amici. La sua è una vicenda emblematica di sofferenza ed esasperazione. Io non ho nessuna difficoltà a dirlo: sto con Mario Roggero. Comprendo perfettamente la rabbia, il dolore, l’esasperazione che lo hanno portato a questo gesto”.
La questione sicurezza sta diventando sempre più di stringente attualità per non dire emergenziale: il 30per cento delle imprese commerciali segnala un aumento della percezione di insicurezza. In generale i reati crescono del 1,7%, Particolarmente colpite le grandi aree metropolitane come Milano, Roma e Firenze, con un incremento delle rapine in abitazione a 3,1 ogni 100mila abitanti. Secondo il Sole 24 Ore, oltre il 50% degli arrestati per rapina è straniero, con un picco del 60,1% per le rapine in pubblica via. Il 26,6% delle famiglie italiane percepisce il rischio di criminalità nella propria zona.
Il governo ha all’attenzione la questione con il decreto sicurezza.
“Ma sul fronte dell’impegno per tutelare noi gioiellieri non c’è ancora una strategia chiara– dice Marco Meola -. Il caso di Mario Roggero non viene considerato e sembra non insegnare niente. Invece sono dell’idea che dovremmo organizzare delle occasioni di protesta. Ad esempio perché non andare a Roma quando Mario presenta il proprio ricorso in Cassazione? Sarebbe un’occasione per farci sentire”.
Una delle proposte avanzate dai legali di Roggero potrebbe essere quella che modifica il risarcimento danni per non farlo diventare una scure che si abbatte sulla famiglia del condannato e che di fatto azzera tutte le risorse. Stando a quanto dice il gioielliere di Grinzane Cavour la famiglia Roggero starebbe per finire sul lastrico. “Mi sento di dire che Roggero va aiutato. Abbiamo istituito un iban con la causale ‘io sto con Mario Roggero’. Una donazione può aiutarlo in questo momento così difficile. Farò di tutto per non lasciarlo solo”.
IOSTOCONMARIOROGGERO
IBAN: IT87L0853046380000000014216
BANCA: BANCA D’ALBA FILIALE DI GRINZANE CAVOUR

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