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Sentenza Roggero: da Milano a Napoli, la categoria fa fronte comune


Daniele Oldani (Vicepresidente Associazione Orafa Lombarda) e Ciko Orefice (Presidente Federpreziosi Campania) propongono più prevenzione, protocolli e rete con le autorità per tutelare gli operatori.


Ha fatto molto discutere gli operatori del settore la sentenza di condanna del gioielliere di Grinzane, Mario Roggero, che a seguito di una rapina subita ha ammazzato due uomini ferendone un altro. Quattordici anni di galera più tre milioni di euro di risarcimento con una provvisionale di oltre settecentomila euro. Il caso riapre una questione antica: come difendersi da potenziali rapine, quali strumenti adottare per sostenere chi, come il gioielliere in questione, è esasperato dai continui “colpi” subiti senza poter abbozzare una qualche difesa.

Due operatori in due città diverse (da Milano Daniele Oldani, vicepresidente Associazione Orafa Lombarda e da Napoli Ciko Orefice, presidente Federpreziosi Campania) esprimono le proprie opinioni e convergono su un punto: bisogna fare di più e fare rete per consentire agli operatori di lavorare in sicurezza.

Daniele Oldani

“La reazione del gioielliere di Grinzane è sicuramente spropositata – dice Daniele Oldani, vicepresidente Associazione Orafa Lombarda -. Va considerata però l’esasperazione per il pregresso che il negoziante aveva dovuto subire. Certo, ognuno si regola come crede nel tentare di difendere la propria azienda, io ad esempio non sono armato e preferisco avere una buona assicurazione”.

“In generale e come credo personale sono contro ogni forma di violenza – aggiunge Ciko Orefice, presidente Federpreziosi Campania -. Mi sento di dire però che nel caso specifico non mi sembra sia stata fatta un’analisi accurata di tutti i fattori che hanno portato alla condanna. Non mi pare che questa sia adeguata a quanto accaduto. Mi piacerebbe una giustizia più capace di considerare anche una serie di fattori che spesso non vengono valutati, ad esempio quanto in questo caso sia stata messa a rischio la sopravvivenza di una intera vita di lavoro e di una famiglia che subendo l’ennesima rapina vede messa in discussione la propria stessa esistenza”.

Secondo quanto appurato in sede dibattimentale il 28 aprile 2021 Mario Roggero, gioielliere affermato con attività in Grinzane Cavour, comune in provincia di Cuneo, subisce una rapina. Si tratta dell’ennesimo “colpo” ai suoi danni. Una volta lasciato l’esercizio i banditi scappano ma vengono inseguiti. Mario Roggero armato della sua pistola “Rossi Amedeo” calibro trentotto spara e uccide due rapinatori ferendone un terzo. La condanna della corte d’Assise d’appello: 14 anni e nove mesi per omicidio volontario e tentato omicidio. Esclusa quindi la legittima difesa.  Per le parti civili 3 milioni di risarcimento con una provvisionale di 780 mila euro immediatamente esecutiva. Il che ha portato a pignoramento e sequestro dei beni di Roggero.


“L’imputato ha esploso più colpi d’arma da fuoco, tutti diretti al corpo dei rapinatori che stavano cercando di allontanarsi, colpendoli tutti e tre, in assenza sia di un concreto ed attuale pericolo di offesa per l’incolumità personale dei presenti, sia di una situazione obiettiva idonea a fondare la convinzione di trovarsi in presenza di detto pericolo”.

Queste le parole con cui i giudici hanno motivato la sentenza.


Ciko Orefice

“La reazione non è certo parametrata rispetto a quanto accaduto – continua Ciko Orefice – però ritorna il problema di valutare nella sua interezza la vicenda considerando tutte le condizioni che hanno portato all’esasperazione del collega. La legge deve fare vera giustizia non soltanto limitarsi ad una applicazione fredda e meccanica delle fattispecie giuridiche. Come si fa ad esempio a non considerare la rabbia che il gioielliere aveva per i continui episodi criminali che ha dovuto subire”.

La questione sicurezza è all’attenzione del governo nella sua accezione più ampia. Ma quali sono eventualmente gli strumenti che possono essere utilizzati correttamente in difesa degli operatori.

“Tutti ormai abbiamo le telecamere. Ma non sempre queste vengono posizionate in modo corretto – dice Daniele Oldani, vicepresidente Associazione Orafa Lombarda -. Noi come associazione e con altri organismi di settore abbiamo avuto anche dei confronti costruttivi con le autorità deputate alla tutela dell’ordine pubblico. E ci è stato spiegato di metterle in posizioni più congrue per individuare bene il viso di chi entra in negozio. Questo però apre delle questioni legate alla privacy perché il cliente potrebbe anche trovare da ridire. Così come per le telecamere poste all’esterno. Spesso ci viene chiesto di dare le immagini. Ma senza autorizzazione del giudice non credo si possa fare perché apre delle problematiche potenzialmente ritorsive. Insomma bisogna fare rete e meglio per garantire la sicurezza degli operatori del settore. Ad esempio con un protocollo che ci consenta con semplicità di far entrare nel circuito dei controlli di sicurezza operati dalle forze dell’ordine le nostre telecamere in modo da poter avere un intervento immediato in caso di problemi”.


Roggero Ruling: Milan and Naples Stand United as the Trade Closes Ranks

Daniele Oldani (Vice President, Lombard Goldsmiths’ Association) and Ciko Orefice (President, Federpreziosi Campania) call for greater prevention, shared protocols, and networking with the authorities to protect industry operators.

The conviction of the Grinzane jeweler Mario Roggero has sparked intense debate within the sector. Following a robbery, Roggero killed two men and wounded a third. He was sentenced to fourteen years in prison and ordered to pay three million euros in damages, including an advance payment of over seven hundred thousand euros. The case reopens a long-standing issue: how to defend oneself against potential robberies, and what tools should be adopted to support those who – like the jeweler in question – are driven to desperation by repeated attacks suffered without being able to mount any real defense.

Two operators in two different cities – Daniele Oldani in Milan, Vice President of the Lombard Goldsmiths’ Association, and Ciko Orefice in Naples, President of Federpreziosi Campania – share their views and converge on one point: more must be done, and a network must be built, to allow operators to work safely.

“The reaction of the Grinzane jeweler was certainly disproportionate,” says Daniele Oldani, Vice President of the Lombard Goldsmiths’ Association. “However, the frustration caused by what the shop owner had previously endured must be taken into account. Of course, everyone chooses how to try to defend their business; for example, I am not armed and I prefer to rely on good insurance coverage.”

“Generally speaking, and as a personal belief, I am against all forms of violence,” adds Ciko Orefice, President of Federpreziosi Naples. “That said, in this specific case it does not seem to me that a thorough analysis was made of all the factors that led to the conviction. It does not appear proportionate to what happened. I would like to see a justice system more capable of considering factors that are often overlooked – for example, the extent to which, in this case, the survival of an entire lifetime of work and of a family was put at risk, a family that, after yet another robbery, sees its very existence called into question.”

According to the findings presented at trial, on April 28, 2021 Mario Roggero, a well-established jeweler with a business in Grinzane Cavour, a municipality in the province of Cuneo, was the victim of a robbery – the latest in a series of attacks against him. After leaving the premises, the robbers fled but were pursued. Armed with his .38-caliber Rossi Amedeo pistol, Roggero fired, killing two of the robbers and wounding a third. The Court of Assizes of Appeal handed down a sentence of 14 years and 9 months for voluntary manslaughter and attempted murder, thereby excluding self-defense. Civil damages were set at three million euros, with an immediately enforceable advance payment of 780,000 euros, leading to the seizure and attachment of Roggero’s assets.

“The defendant fired multiple shots, all aimed at the bodies of the robbers who were attempting to flee, hitting all three, in the absence of both a concrete and current danger to the personal safety of those present and an objective situation capable of substantiating the belief that such danger existed.” These are the words with which the judges justified the ruling.

“The reaction was certainly not proportionate to what occurred,” Ciko Orefice continues, “but the issue returns of assessing the case in its entirety, considering all the conditions that led to the colleague’s desperation. The law must deliver real justice, not merely apply legal categories in a cold, mechanical way. How, for example, can one fail to consider the anger the jeweler felt after the continuous criminal episodes he was forced to endure?”

The issue of security is on the government’s agenda in its broadest sense. But what tools, if any, can be properly used to defend operators?

“By now we all have cameras. But they are not always positioned correctly,” says Daniele Oldani, Vice President of the Lombard Goldsmiths’ Association. “As an association, and together with other industry bodies, we have also had constructive discussions with the authorities responsible for public order. We were advised to place cameras in more appropriate positions to clearly capture the faces of those entering the shop. This, however, raises privacy issues, as customers may object. The same applies to outdoor cameras. We are often asked to provide footage, but without a judge’s authorization I don’t believe this can be done, as it opens up potentially retaliatory risks. In short, we need to build stronger and better networks to guarantee the safety of sector operators—for example, through a protocol that allows our cameras to be easily integrated into law-enforcement security monitoring systems, enabling immediate intervention in case of trouble.”

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