Il comparto orafo-argentiero-gioielliero frena dopo anni di crescita. Crollano Turchia e USA, mentre il +30% di dazio americano rischia di compromettere definitivamente la competitività del Made in Italy oltre Atlantico.
Dopo un 2024 chiuso con una straordinaria crescita delle esportazioni (+41,4%), il 2025 si apre per il settore orafo-argentiero-gioielliero italiano con segnali di forte preoccupazione. Il quadro congiunturale globale, già in deterioramento alla fine dello scorso anno, si sta infatti traducendo in un netto rallentamento delle esportazioni. Secondo le prime elaborazioni del Centro Studi di Confindustria Federorafi su dati ISTAT, nel primo trimestre del 2025 l’export del comparto ha subito una contrazione del -9,1% rispetto allo stesso periodo del 2024, attestandosi a poco più di 3,35 miliardi di euro. Un dato che, se già allarmante in termini di valore, diventa ancora più grave quando si guarda ai volumi: la gioielleria da indosso ha infatti registrato una flessione del -22,4% in quantità.

La caduta della Turchia e il rallentamento degli USA
A pesare è, in particolare, il crollo delle esportazioni verso la Turchia (-40,6%), che nel 2024 aveva rappresentato un exploit fuori scala, definito ora dagli stessi operatori un’anomalia. Altrettanto preoccupante il segno negativo dagli Stati Uniti (-9,4%), destinato a peggiorare nei prossimi mesi a causa dell’introduzione del dazio aggiuntivo del +30% sui prodotti orafi italiani in vigore dal 1° agosto. Non mancano, fortunatamente, mercati in controtendenza: gli Emirati Arabi Uniti (+10,7%), la Svizzera (+14,7%), la Francia (+8,9%) e Hong Kong (+7,1%) mostrano segnali di ripresa, ma non sufficienti a compensare la flessione oltreoceano.
Le province italiane: Arezzo in testa ma in calo
A livello provinciale, Arezzo si conferma leader con oltre 1,4 miliardi di euro esportati nel trimestre, pari al 41,3% del totale nazionale, pur registrando un pesante -22,8%. Vicenza cresce del +5%, Alessandria torna terza pur in flessione (-14,4%), mentre Milano scivola al quarto posto con un -32,1%. Un dato in forte controtendenza è quello di Torino che, seppur su numeri più contenuti, segna un sorprendente +421,2%.

“Il dato negativo era atteso, ma ci aspettiamo un ulteriore peggioramento per effetto dei dazi USA“
Le previsioni: peggioramento inevitabile
Claudia Piaserico, presidente di Confindustria Federorafi, non nasconde la preoccupazione: “Il dato negativo era atteso, ma ci aspettiamo un ulteriore peggioramento per effetto dei dazi USA. Il rischio concreto è che il +30% di tariffa si traduca in un rincaro del +60% sul prezzo finale di un gioiello unbranded venduto al consumatore americano. Un impatto devastante per la fascia media di acquirenti, che aveva sostenuto il nostro export, superando nel 2023 il miliardo e mezzo di euro.” A questo si sommano l’impennata delle quotazioni delle materie prime e la svalutazione attesa del dollaro rispetto all’euro, componendo un quadro che induce al pessimismo per il prossimo semestre. “Occorre cercare nuove opportunità in mercati alternativi, seppur non sostitutivi rispetto agli USA”, sottolinea Piaserico, facendo riferimento ai mercati europei e ad alcuni Paesi africani analizzati di recente attraverso una ricerca ICE.
Occupazione e prospettive
Sul fronte occupazionale, si registra un arresto della crescita senza tuttavia preoccupanti ricorsi alla cassa integrazione. Ma la presidente di Federorafi avverte: “Il tema occupazionale e la formazione sono cruciali, anche in vista del rinnovo del contratto di lavoro e del necessario cambio generazionale, considerando che nei prossimi dieci anni oltre 10 mila addetti raggiungeranno l’età pensionabile.”
Strategie per l’export USA: investire in comunicazione e GDO
Per il mercato americano, la delocalizzazione produttiva non rappresenta una soluzione: il modello distrettuale italiano, con la sua miscela di creatività, heritage, manualità e innovazione, è un unicum non replicabile fuori dai confini nazionali. Piaserico rilancia invece la necessità di investimenti commerciali e di comunicazione, rafforzando i rapporti con la grande distribuzione organizzata statunitense, che durante la pandemia aveva già mostrato fedeltà al prodotto italiano.
Il banco di prova di Vicenzaoro
Il settore guarda ora con attenzione a Vicenzaoro di settembre, che sarà un importante termometro per testare la tenuta del comparto in un contesto economico sempre più incerto e sfidante. “Stabilità geopolitica e dei mercati, politiche di semplificazione e strategie di supporto all’internazionalizzazione sono condizioni imprescindibili per difendere la competitività della nostra oreficeria nel mondo,” conclude Piaserico. Un monito chiaro: il tempo per reagire è adesso, prima che il peso dei dazi e delle tensioni globali renda il futuro del settore irrimediabilmente compromesso.

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