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Preziosamagazine

La Cassetta Farnese. Una lussuosa testimonianza dell’eccellenza orafa italiana


 È custodito a Napoli, uno dei capolavori di arte applicata, esempio mirabile della lavorazione artigianale del Cinquecento

È un indiscusso esempio dell’altissimo livello della produzione artistica dell’oreficeria di tutti i tempi, un preziosissimo scrigno ornato che, come ricorda il Vasari: non fu mai fatta altra opera con tanta e simile perfezione. La Cassetta (insieme alla famosa e pressoché contemporanea Saliera di Francesco I del Cellini) rappresenta l’alto livello delle produzioni e del gusto raggiunto all’epoca. Custodita nel Museo Nazionale di Capodimonte, è uno dei pezzi più prestigiosi della collezione Farnese, arrivata nel capoluogo partenopeo grazie al lascito di Elisabetta – ultima erede della casata – in favore del figlio Carlo divenuto re di Napoli nel 1734. 

La Cassetta Farnese. Argento dorato, sbalzato e fuso, lapislazzuli, smalto e sei cristalli di rocca incisi. cm 42,3 x 26 x 23,5 (Napoli. Museo Nazionale di Capodimonte, inv. AM10507). Autori Manno di Bastiano Sbarri, allievo di Cellini, e Giovanni Bernardi da Castel Bolognese per i sei cristalli di rocca.

Realizzata tra il 1543 ed il 1561 con i suoi 35 chili è interamente in argento e, come ha confermato il restauro del 2018, perlopiù è stato adoperato metallo puro al 99%.

In altri elementi, come nelle piccole sculture realizzate con la tecnica della cera persa che la decorano su ogni lato, la preziosità è ancor maggiore perché data da una lega ottenuta anche con oro e rame. Arricchiscono il manufatto lastre di lapislazzuli provenienti dall’Afganistan (riconoscibile dal blu intensissimo), sei preziosi bassorilievi incisi nel cristallo di rocca e degli smalti miniati che riproducono lo stemma con i gigli dei Farnese.

Commissionata per volere di Alessandro Farnese (il “Gran Cardinale”) nipote di papa Paolo III, della Cassetta non si conosce esattamente la sua funzione (contenitore di un libro d’Ore, dono per un matrimonio…) e tante sono le ipotesi sul suo utilizzo, ma alla fine la più probabile è quella già espressa dallo storico Raffaello Causa: essendo un oggetto ornamentale di lusso non aveva una destinazione specifica dovendo esaltare il suo virtuosismo e la potenza della famiglia. Manno di Bastiano Sbarri, già allievo di Benvenuto Cellini fu l’argentiere fiorentino che la realizzò, coadiuvato da Giovanni Bernardi da Castel Bolognese che intagliò le sei lastre di cristallo che amplificano al massimo la lucentezza della cassetta. Infatti, una volta sollevato il coperchio, anche l’interno dello scrigno possiede una sua architettura, colonne doriche intervallano gli spazi che incorniciano i sei cristalli incisi che veicolano la luce anche all’interno, sul cui fondo vi è un bassorilievo (sempre in argento) con la scena di “Alessandro il Grande che depone l’Iliade di Omero nella cista di Dario”. 

Il tema iconografico dell’intera opera è tutto sviluppato sul mito che trionfa con Ercole, l’eroe che riposa sulla sommità del coperchio, da cui – secondo le pretese dinastiche – discenderebbe la famiglia dei Farnese. L’intera struttura articolata come un vero e proprio edificio architettonico poggia su zampe leonine, mentre ai quattro angoli vi sono le statue di Diana, Marte, Pallade e Mercurio che introducono dieci cariatidi che si alternano lungo il perimetro intervallando le cornici che racchiudono le scene sui cristalli di rocca. Nessuno spazio è lasciato vuoto, ovunque vi sono raffigurate scene, personaggi, elementi decorativi e lo scudo dei committenti.

Il restauro eseguito in anni recenti si è reso necessario perché tutta la lucentezza del metallo era svanita col degrado causato dal tempo. L’intervento – sostenuto da Intesa Sanpaolo – ha permesso di riportare allo splendore originario l’oggetto che è stato smontato in tutte le sue parti, operazione complessa e delicata ma che ha permesso di individuare tutte le fasi di progettazione e la minuzia delle fasi lavorative. Sono stati rinvenuti, infatti, decine e decine di perni, saldature e ribattini anch’essi in argento che tenevano insieme i singoli elementi, sui quali, con grande meticolosità, erano stati segnati dall’autore, simboli e numeri per favorirne l’assemblaggio, rivelando così tutto la forza di un’opera di grande pregio per il suo aspetto estetico e progettuale che ha confermato il grande valore dell’artigianato orafo che prosegue ancora oggi nel solco della tradizione all’insegna dei capolavori che brillano nell’immenso patrimonio nazionale.


Il racconto di un’opera che ha attraversato indenne i secoli
«Volendo poi fare il medesimo cardinal Farnese una cassetta d’argento ricchissima, fattone fare l’opera a Manno orefice forentino, diede a fare a Giovanni tutti i vani dei cristalli, i quali gli condusse tutti pieni di storie e di marmo di mezzorilievo; fece le fgure d’argento e gli ornamenti tondi con tanta diligenza, che non fu mai fatta altra opera con tanta e simile perfezione. Sono di mano di Giovanni nel corpo di questa cassa intagliate in ovati queste storie con arte meravigliosa: la caccia di Meleagro e del porco Calidonio, le Baccanti ed una battaglia navale, e similmente quando Ercole combattè con l’Amazzone. E altre bellissime fantasie del cardinale, che ne fece fare i disegni fniti a Pierino del Vaga e altri maestri». Giorgio Vasari. Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architetti


The Cassetta Farnese a luxurious testament to the excellence of Italian goldsmithing


The Casket represents the high level of craftsmanship and aesthetic taste achieved in its era. Housed in the National Museum of Capodimonte, it is one of the most prestigious pieces in the Farnese collection, which arrived in Naples thanks to the bequest of Elisabeth – the last heir of the noble family – in favor of her son Charles, who became King of Naples in 1734.

Crafted between 1543 and 1561, it weighs 35 kilograms and is entirely made of silver. As confirmed by the 2018 restoration, most of the metal used is 99% pure silver. In other elements, such as the small sculptures made using the lost-wax casting technique that decorate each side, the value is even greater, as the alloy also includes gold and copper. The piece is further enriched with lapis lazuli plaques from Afghanistan (recognizable by their deep blue hue), six precious rock crystal bas-reliefs, and miniature enamels that depict the Farnese coat of arms adorned with lilies.

It was commissioned by Alessandro Farnese from the silversmith Manno di Bastiano Sbarri, who, assisted by Giovanni Bernardi of Castel Bolognese – responsible for engraving the six rock crystal plaques – created the casket as a small architectural masterpiece. Its iconographic theme is centered on myth, triumphantly represented by Hercules, the hero resting atop the lid, from whom – according to dynastic claims – the Farnese family traced their lineage.

The recent restoration returned the object to its original splendor. It was carefully dismantled piece by piece – an intricate and delicate process that made it possible to reconstruct every design phase and appreciate the meticulous craftsmanship involved.
 

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