Cgil Fiom: “le urgenze sono altre: illegalità e lavoro nero”
Dazi, guerre e oscillazioni dell’oro non consentono sonni tranquilli agli imprenditori orafi aretini. Luca Parrini, presidente nazionale di Confartigianato Orafi e della Consulta Orafi, conferma lo stato d’animo e lancia l’allarme “cassa integrazione”: «Il nostro distretto sta attraversando una fase delicata. L’attuale congiuntura economica non consente alle imprese di pianificare in modo efficace la produzione, né di calcolare con precisione i costi di approvvigionamento e i margini di vendita. In questo contesto di instabilità, la manodopera è il primo elemento a subire le conseguenze, e il fenomeno non interessa solo le piccole realtà artigiane, ma coinvolge anche aziende strutturate e storicamente solide del territorio. Non possiamo ancora stimare con precisione il numero, ma esiste un fenomeno di cassa integrazione che, partito dal settore moda, può colpire tutta la filiera, coinvolgendo l’intero tessuto produttivo locale».

L’export nel nostro Paese cresce anche nel primo trimestre del 2025, di quasi il 12%, ma il settore della gioielleria ha registrato un calo del 22,8%, dopo diversi trimestri di crescita sostenuta, legata all’anomalia del mercato turco che sta via via normalizzandosi. Intanto è questa la fotografia scattata all’economia aretina nel corso della Giornata dell’Economia 2025, ospitata due settimane fa alla Borsa Merci di Arezzo e organizzata dalla Camera di Commercio di Arezzo-Siena in collaborazione con Banca d’Italia. Ma a preoccupare sono anche i dazi americani, insieme ai conflitti internazionali, per i quali ancora non si intravedono soluzioni diplomatiche certe, e al prezzo dell’oro salito alle stelle.
Un altro elemento di forte incertezza è rappresentato dall’impatto dei tributi internazionali. La scadenza fissata per il 9 luglio dall’amministrazione americana e soprattutto la novità delle utime ore delle 12 missive, in arrivo alle principali potenze internazionali viene percepita come un punto critico, in aggiunta al fatto che attualmente è difficile, se non impossibile, prevedere il costo dell’oro al momento dell’acquisto, né stimare il prezzo di vendita a distanza di poche settimane.

«Le oscillazioni dell’oro sono consistenti, e a ciò si aggiunge l’incognita della domanda: produrre, ma per vendere a chi?» continua Parrini. Il Medio Oriente ha sempre rappresentato un mercato di sbocco fondamentale per le produzioni locali, ma il recente conflitto israelo-palestinese ha ulteriormente creato disequilibri, e a ciò si somma l’assenza di un fenomeno trainante come quello rappresentato lo scorso anno dal mercato turco. «Dopo un inizio 2025 molto promettente, con una Vicenzaoro che ha registrato risultati eccezionali, da febbraio si è assistito a un rallentamento» riflette ancora Parrini.
«In sinergia con le associazioni di categoria, stiamo lanciando un appello a tutte le istituzioni competenti affinché si apra un confronto serio. Abbiamo formalmente richiesto l’estensione delle misure di tutela previste per i lavoratori del comparto moda anche al settore orafo, almeno fino a dicembre. Il nostro prodotto è apprezzato, di qualità, ricco di valore estetico e culturale. In un contesto stabile, il mercato lo accoglie con entusiasmo. Tuttavia, l’oreficeria è un prodotto prezioso ma non essenziale: l’incertezza può penalizzare pesantemente la produzione, sia sul fronte estero sia su quello interno, dove un quadro salariale nazionale precario riduce ulteriormente la propensione all’acquisto. E, quando possibile, il consumatore tende a rimandare. Siamo pronti a fare la nostra parte, ma occorre che anche le istituzioni ci affianchino con strumenti adeguati.»

Molto cauto il sindacato aretino CGIL–FIOM, il cui segretario generale Antonio Fascetto non è allarmista: «Come sindacato non possiamo dire che ci sia un’impennata di domande al momento. Assistiamo forse a un ingessamento del mercato, dovuto all’attesa delle decisioni politiche internazionali, ma le aziende aretine del distretto sono al lavoro, operose e attente come sempre. Certamente le aziende artigiane più piccole sono quelle che soffrono per prime il clima di incertezza globale. Tuttavia, le problematiche urgenti che al momento riscontriamo sono altre: illegalità, denunce di lavoro irregolare da parte di operatori. Stiamo mettendo in campo tutti gli strumenti per dare supporto e assistenza in una materia così delicata. Anche in questo caso, però, vanno fatti dei distinguo doverosi: parliamo di un fenomeno non generalizzato.» Concorde con il collega anche il pensiero di Gianno Rialti, funzionario FIOM–CGIL per il comparto orafo: «Il distretto orafo toscano non è in difficoltà. Viene da un buon periodo. L’oscillazione del prezzo dell’oro si ripercuote su tutta la filiera, ma, se guardiamo ai dati concreti, le richieste di ammortizzatori sociali (FSBA, per le PMI artigiane) sono arrivate da pochissime realtà del territorio. Abbiamo affrontato situazioni ben più difficili in anni passati».
Crisis and Uncertainty in the Arezzo Gold District: Layoffs, Markets, and Irregular Work
The Arezzo goldsmith district is going through a delicate phase, affected by economic and geopolitical factors that are testing the resilience of its companies.
The Alarm Raised by Confartigianato
Luca Parrini, national president of Confartigianato Orafi and of the Goldsmiths’ Council, highlights:
- Economic instability: U.S. tariffs, international conflicts, sharp fluctuations in gold prices, and uncertain demand make it hard for businesses to plan production, procurement, and sales.
- The sector is penalized by the fact that jewelry, though high-quality and culturally valuable, is a non-essential good: in uncertain times, consumers tend to postpone purchases.
- Layoffs (cassa integrazione): there is a growing phenomenon of recourse to wage support schemes, which started in the fashion sector and could spread throughout the entire gold supply chain, affecting even long-established and solid companies.
- Appeal to institutions: Confartigianato is calling for the protection measures already granted to the fashion industry to be extended to the goldsmith sector, at least until December.
While Italy’s overall exports grew by almost 12% in Q1 2025, the jewelry sector recorded a 22.8% drop, after several quarters of strong growth driven mainly by the temporary anomaly of the Turkish market, which is now normalizing.
After a promising start to the year (including an exceptional edition of VicenzaOro), activity slowed down from February onwards, worsened by the Israeli–Palestinian conflict, which has undermined the traditional Middle Eastern markets for Arezzo’s gold products.
The Position of CGIL-FIOM
The union, represented by Antonio Fascetto and Gianno Rialti, downplays the alarm:
- No noticeable surge in requests for wage support so far.
- The market seems stagnant, waiting for international political decisions, but companies are still active and diligent.
- Smaller craft businesses are more vulnerable to global uncertainty, but overall the situation is not alarming.
- According to the union, the most urgent issues are elsewhere: illegal practices and undeclared work are the real priorities, even if not widespread across the board.

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